1 Agosto 2022

Il NARCISISMO DA DISTURBO PISCOLOGICO A FORMA MENTIS DI UN’INTERA SOCIETA’.

di aiasmilano

Riportiamo qui di seguito un articolo della dott.ssa Olivia Ninotti, Direttore Sanitario di AIAS di Milano Onlus pubblicato sulla rivista digitale “Psychiatry on line Italia” in data 27/07/2022. Nell’articolo si parla di autismo ad alto funzionamento da differenziare dal disagio giovanile con tratti narcisistici covert – che ormai si vedono così tanto nei servizi sia pubblici e privati.

Il narcisismo da disturbo psicologico a forma mentis di un’intera società. Ci stiamo dimenticando che si impara a stare con gli altri. 

E’ vero che l’essere umano è funzionalmente e neuro-biologicamente predisposto a relazioni complesse con un sistema altrettanto complesso di strumenti innati per farlo  e sviluppatisi nel corso dell’evoluzione (dal sistema muscolo-scheletrico della posizione eretta al linguaggio articolato). 

Tuttavia predisposizione non significa applicazione certa e standardizzata. 

L’essere umano non è una macchina perfetta pronta all’uso. Impariamo a stare con gli altri in un mutualismo interdipendente e inderogabile sin dallo stadio intrauterino. Le osservazioni e gli studi di Imbasciati, Dabrassi e Cena (2007) mostrano che “ la maturazione cerebrale è in relazione all’esperienza e che questa inizia ad essere esperita già dal feto. È l’esperienza che regola lo sviluppo micromorfologico e funzionale del cervello”. Per cui la maturazione è un processo che avviene solo se c’è l’esperienza e  la qualità dell’esperienza determina il tipo di maturazione.  

Si impara ad esser genitori e figli in una mutua sintonizzazione che a volte funziona, altre volte meno. 

Impariamo ad essere individui in una società intessuta di cultura e la società cambia con gli individui e le influenze di altre società e cultura. 

E la società con l’ibridizzazione delle culture muta più velocemente dell’Inconscio degli individui. 

E’ un concetto di continua osmosi delicato e non lineare ma fondamentale non solo per la crescita dell’individuo ma anche per la comprensione della psicopatologia. 

La capacità di diventare e sviluppare le competenze di abilità sociale dipendono ,aldilà di fattori genetici ereditari, dalla qualità e dal tipo di esperienze relazionali,  ambientali e terapeutiche. 

Ma per esperire bisogna essere anche in grado di farlo. 

E qui veniamo al nocciolo del problema. 

Quanto la predisposizione alla relazioni complesse non  funziona  ab origine e quanto invece avrebbe potuto funzionare ma viene intaccata da relazioni primarie/esperienze precoci disfunzionali? 

Le condizioni dello spettro autistico condividono con i disturbi della personalità alcuni fattori: entrambi sono definiti come disturbi persistenti che comportano la messa in atto di modelli comportamentali disadattivi duraturi, che deviano marcatamente dalle aspettative della cultura e della società e causano menomazioni clinicamente significative (DSM-5, APA 2013). 

Per esempio in età adulta  è difficile a volte condurre una differenziazione tra  il Cluster A (paranoide, schizoide e schizotipic), il Cluster C (evitante, dipendente, ossessivo-compulsivo) e un disturbo dello spettro dell’autismo oppure  il disturbo di personalità  di questi due cluster può co-esistere con una condizione dello spettro dell’autismo  e non sempre si può discriminare se sia la diretta conseguenza delle difficoltà primarie dell’autismo.  

Per il Cluster C, a livello comportamentale, negli ultimi anni anche  la diagnosi differenziale tra il disturbo dello spettro dell’autismo e il disturbo narcisistico della personalità può risultare difficile. 

In generale si è assistito ad un aumento delle diagnosi di autismo in età evolutiva e in particolare al riconoscimento maggiore anche del cosidetto autismo ad alto funzionamento in età adulta. Sono aumentate anche le autodiagnosi tramite test autosomministrati facilmente reperibili nel grande calderone di Internet. 

Certamente siamo più bravi a diagnosticare. Certamente accedere ai servizi di neuropsichiatria non è più uno stigma. Certamente il movimento della neurodiversità offre una contro-narrativa al modello medico e eleva il concetto di biodiversità allo sviluppo neurobiologico. 

Tuttavia pur sempre negli ultimi anni la ‘comparsa’ dell’autismo ad alto funzionamento femminile-per certi versi diverso e più complessivamente variegato di quello maschile-, di adolescenti e giovani adulti con tratti che assomigliano e si confondono con l’autismo ad alto funzionamento    ci obbligano ad una riflessione più ampia e più ostica rispetto ai tratti di narcisismo soprattutto di tipo covert ad espressione e strutturazione precoce . 

A volte la discriminazione  non è semplice neanche con una buona e approfondita anamnesi infantile. 

Ma il punto forse è che le persone con autismo mostrano spesso difficoltà nell’ empatia cognitiva mentre sono capaci di provare empatia emotiva.  

Le donne autistiche ad alto funzionamento sono bravissime nel mirroring ovvero nel riprodurre la comunicazione verbale e non verbale dell’altro  per creare un rapporto di sintonia e di empatia. E’ un sistema di adattamento e sopravvivenza  ,un camaleontismo relazionale che le porta ad apprendere e  comprendere quello che l’altro vuole prima che lo esprima. 

Al contrario, le persone con  tratti o disturbo narcisistico di personalità  mostrano principalmente deficit relativi all’ “empatia emotiva”, ovvero nella capacità di sintonizzarsi sull’emozione dell’altro,quindi nell’ esprimere  e sentire simpatia e compassione. 

Tutti gli individui hanno normali bisogni narcisistici e narcisistiche motivazioni ad agire (Kohut, 1977) ma possono esistere espressioni sane e patologiche di narcisismo, le prime di tipo adattativo, le seconde di tipo maladattativo. Gli aspetti maladattivi riguardano le modalità patologiche attraverso cui questi bisogni sono soddisfatti o il livello di disagio emotivo sperimentato quando questi non sono soddisfatti. 

Il  narcisismo come tratto di personalità non necessariamente patologico,  può essere presente fin dall’età scolare e può condurre però a conseguenze negative nello sviluppo del bambino già riconoscibili nel corso della preadolescenza e adolescenza. 

Nella personalità narcisistica anche in fase di strutturazione evolutiva coesistono sia la ricerca degli altri ,nel senso però unilaterale di bisogno di riconoscimento esplicito di unicità, sia il distanziamento dagli altri , per l’incapacità di riconoscere e identificarsi con i sentimenti e i bisogni altrui (Masi e coll,2020). 

Gli altri sono riflessi di sé e servono a quello. Nel bene e nel male. La regola comune è rifuggire alla vicinanza con l’altro. 

In particolare il narcisismo covert o nascosto, detto anche sottotipo vulnerabile( Wink,1991;Young et al, 2007; Carcione & Semerari, 2017) si caratterizza per una maggiore vulnerabilità e fragilità rispetto al più conosciuto e riconoscibile overt-quello evidente, grandioso e manipolatorio. Il deficit nelle abilità sociali empatiche è però uguale in entrambe le varianti perché il covert vive di affetti negativi, l’overt è terrorizzato dalla paura di sperimentarli. La credenza erronea che mostrare i propri aspetti negativi o i propri difetti comporta   il  rifiuto da parte degli altri  produce sentimenti disfunzionali che a corto circuito isolano sempre di più e confermano l’idea di non esser capiti, apprezzati, amati: l’invidia, la vergogna, la paura di fallire, la sensazione di non essere adeguatamente apprezzati dagli altri vanno a braccetto con  il senso di mancanza di piacere, il disinteresse, il vuoto anche davanti ai successi. 

Quanti adolescenti e giovani adulti stiamo vedendo così? 

Anche prima della pandemia da Covid. 

Nelle stanza di psicoterapia o negli amici dei figli. 

Dietro un sentimento cosciente di megalomane superiorità, i covert mostrano autostima fragile, perlopiù basata sui feedback esterni, e una spiccata sensibilità alle critiche.  

Sembrano ragazze o ragazzi autistici ad altissimo funzionamento ma non lo sono dal punto di vista neurobiologico e nosografico: spesso cognitivamente molto intelligenti, spesso appassionati di manga/anime o con interessi speciali che però non sono così speciali da assorbirli nell’entusiasmo ma nella loro chiusura autistica in camera, selettivi nel cibo ma perché non hanno piacere nel mangiare con gli altri, amimici, alessitimici, disempatici, autoreferenziali, apatici, bizzarri e con qualcosa di fenotipicamente androgino.. Dice la Grandin, autistica ad alto funzionamento, che con gli animali ha lavorato: “Negli zoo gli animali tenuti in gabbie di cemento nudo si annoiano e spesso sviluppano comportamenti anormali come dondolarsi e camminare a piccoli passi o a zigzag. Le bestie giovani collocate da sole in ambienti di questo tipo subiscono un danno permanente e manifestano comportamenti bizzarri simili a quelli autistici, diventando eccessivamente eccitabili e mostrando comportamenti di tipo autolesionistico, iperattività e relazioni sociali disturbate” (2011). 

Come nell’autismo hanno la diade sintomatologica nell’area della comunicazione sociale, perché non hanno appreso a comunicare e a interagire socialmente con gli altri, e nell’immaginazione. 

Il ricorso all’autolesionismo assomiglia molto alla fustigazione dei monaci medioevali. E’ il punirsi di non essere all’altezza come si dovrebbe. 

Allora viene da pensare. 

I bambini e adolescenti di oggi  sembrano lo specchio narcisistico di grandiosità onnipotenti o frustrate dei loro genitori. Abuso narcisistico, diceva Racamier 

Devono essere il meglio: non è ammessa la colpa, la contrizione,la fallacia. 

La responsabilità educativa è della scuola e degli altri contenitori/gabbie funzionali quando la famiglia dovrebbe essere il contenitore, il resto cornice. 

Quando questi contenitori saltano come per esempio è successo durante la pandemia, questi adolescenti e giovani adulti si scoprono diseppelliti e saltano. La loro IO pelle è troppo sottile perché costituita da quegli stessi contenitori esterni e non da una propria, come già nella metà del secolo scorso aveva intuito Rosenfeld. 

Nell’articolo di Masi, Muratori e coll (2020) gli autori invitano a riflettere sull’influenza che la società moderna occidentale ha sullo sviluppo dei tratti narcisistici in età evolutiva. Questa “cultura narcisista” caratterizzerebbe l’era del benessere delle società avanzate, in cui la crisi dei valori e altre complesse trasformazioni sociali avrebbero letteralmente stravolto il significato dell’esistenza dell’uomo facendolo per così dire “ripiegare su sè stesso”. Masi e Muratori scrivono che “La società, volente o nolente, influenza direttamente i bambini ma anche indirettamente attraverso i genitori e l’educazione che essi tendono a impartire ai propri figli. Il modo in cui i genitori si prendono cura dei propri figli affonda le radici nella società e nella cultura competitiva dei nostri giorni; l’ostinata ricerca del figlio perfetto che ci si aspetta di ottenere, la voglia di mostrarlo al mondo come essere superiore agli altri non fa che esacerbare gli aspetti narcisistici del bambino.” 

Ai figli si dà tutto e se hanno tutto, non è ammesso che si lamentino o soffrano. Il pensiero e l’empatia sono sostituiti con l’educazione del dare, avere e del contenere fisicamente. 

I social sono diventati un enorme contenitore di relazioni superficiali, superflue, immediate e senza contatto. 

Nella nostra società poi, anche tra noi sanitari, si sottovaluta che il più delle volte si trasmettono non malattie ma predisposizioni verso certe malattie piuttosto che altre. Si trasmette una maggiore o minore sensibilità ai traumi psichici piuttosto che disturbi o malattie psichiche (Osterrieth,1965). 

Nasciamo esposti e le esperienze di relazione possono cambiare la nostra traiettoria. 

Il disturbo neuropsichiatrico e psichiatrico per una società come la nostra è un’aberrazione inconcepibile tuttavia codificare una diagnosi ci mette al riparo da una riflessione più estesa e più complessa. 

Ma spesso le aberrazioni, intese come deviazioni disfunzionali dall’asse evolutivo, nascono dove c’è solitudine psichica e relazionale. Dove i bisogni personali sono l’unico movimento vitale per non sfuggire dal nulla, per imitare e non pensare o, peggio, per espellere l’odio di sé che nessuno ha mai accolto, ascoltato, limitato e compreso.  

I figli possono assumere la forma mostruosa del riflesso di ciò che desideriamo per noi o di ciò che  ci impedisce di vivere, del disturbo rovinoso, della limitazione, della nostra impotenza.  

In entrambi i casi diventano lucidamente la proiezione perversa di noi.  

I figli, allora, si difendono chiudendosi, anestetizzandosi, bloccando i canali percettivi sensoriali e comunicativi e a loro volta ,questo stile di attaccamento, lo trasmetteranno ai propri figli. 

E la paura di non avere mai del bene per sé apre le porte al male assoluto individuale che è la perdita dell’empatia.  

Ma un albero può essere forte solo come la foresta che lo circonda, è una frase di Peter Wohlleben(2016). Ogni volta che un individuo perde empatia, significa che la foresta (la famiglia e la società) si è indebolita.

 

Bibliografia: 

Osterrieth P. A., (1965), Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, p. 18. 

 Imbasciati A., Dabrassi F., Cena L., (2007), Psicologia clinica perinatale, Padova, Piccin Nuova Libreria, p. 4-7. 

Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erickson, p. 95. 

Young, E.J., Klosko, J.S. & Weishaar, M.E. (2007). Schema Therapy. La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi della personalità. Firenze: Eclipsi 

Carcinone, A.; Semerari, A. (2017). Il narcisismo e i suoi disturbi. La Terapia Metacognitiva Interpersonale. Firenze: Eclipsi 

Muratori,P; Masi, G e coll. Eziopatogenesi e valutazione dei tratti narcisistici in età evolutiva,Riv Psichiatr 2020;55(2):71-78 Marzo-Aprile 2020, Vol. 55, N. 2 

 Wink P. Two faces of narcissism. J Pers Soc Psychol 1991; 61: 590-7.