23 settembre 2019

“Dal Dire al fare…A Scuola d’inclusione”

di aiasmilano

Ogni individuo è diverso e peculiare nella definizione di sé..è compito etico e morale di chiunque favorire il benessere dell’altro, nel rispetto delle differenze. E’ un processo culturale che orienta nelle scelte sociali consapevoli e inclusive, volte ad implementare le potenzialità della persona e del contesto sociale di appartenenza”

Nella prospettiva ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health, O.M.S. 2001) la disabilità può indicare ogni momentanea o permanente limitazione nello svolgimento delle attività della vita quotidiana e/o della vita sociale. Il modello considera l’interazione tra un individuo e i fattori contestuali, attribuendo in parte ad essi la responsabilità di patologizzare la disabilità.

La sezione milanese di AIAS,  ha da sempre sviluppato il concetto di riabilitazione come modello di presa in carico globale sul Progetto di Vita, attraverso una visione multidisciplinare che associa all’intervento medico-specialistico terapie e servizi rivolti allo sviluppo dell’individuo nella sua dimensione bio-psico-sociale. L’Associazione abbraccia una visione integrata, applica un approccio sistemico relazionale. L’approccio sistemico-relazionale favorisce l’utilizzo di strumenti,  metodologie diversificate che consentono di implementare l’efficacia dell’intervento educativo attraverso uno sguardo rivolto al benessere del minore e dei suoi contesti di vita.

Nell’ultimo decennio l’area educativa AIAS ha sperimentato e consolidato un modello educativo che propone nelle scuole di vario ordine e grado di Milano e comuni limitrofi come fiore all’occhiello per una scuola di vera inclusione. Sono stati sperimentati e consolidati modelli di lavoro laboratoriali divenuti nel tempo buone prassi di inclusione, supportati da strumenti e azioni caratterizzanti l’intervento educativo specialistico di AIAS.

Gli educatori che lavorano per la sezione milanese, opportunamente formati, possono promuovere interventi derivati da metodologie quali ad esempio: il sistema DIR-FLOOR Time ©, le metodiche A.B.A. (nel caso di diagnosi correlate all’autismo), il metodo Feuerstein (utilizzato per promuovere l’apprendimento metacognitivo) oppure utilizzare la Lis (Lingua dei Segni Italiana) per sostenere e favorire la comunicazione funzionale e intenzionale.

Ogni intervento è condiviso in rete con le UONPIA o la Neuropsichiatria prescrittiva privata, i Servizi Sociali del territorio, quelli Professionali e le scuole. L’Educatore nella scuola in quest’ottica assume il ruolo di mediatore e facilitatore dei processi di inclusione e crescita. All’interno dei compiti dell’educatore rientra anche la progettazione di azioni e progetti che abbiano la finalità di garantire la qualità dei processi di inclusione dei bambini con disabilità e il benessere di ogni alunno. Il gruppo è una risorsa fondamentale per lo sviluppo psicofisico e relazionale del minore. Attraverso l’interazione si sviluppano e si rinforzano le competenza sociali, la collaborazione, il dialogo e la cooperazione. Il gruppo consente inoltre, grazie ai processi di modeling, l’interiorizzazione di comportamenti differenti, funzionali a favorire apprendimenti sociali e didattici ed i conseguenti successi formativi. La metodologia alla base della didattica inclusiva promuove la cultura della diversità, valorizza i differenti stili di apprendimento, favorisce il benessere individuale attraverso il benessere collettivo. La scuola inclusiva pone pertanto un’attenzione particolare al contesto che diviene facilitatore dei processi di apprendimento emotivo-sociale. L’educatore riveste il ruolo di facilitatore nei contesti scolastici, collaborando attivamente con gli insegnanti, con i quali condivide obiettivi e strategie.

L’obiettivo trasversale che l’AIAS si è data è l’implementazione del livello di benessere collettivo, promotore di processi di apprendimento facilitati, di competenze relazionali acquisite attraverso l’esperienza. Le proposte laboratoriali negli anni si sono implementate, fino ad arrivare ad essere parte integrante dell’orario scolastico. Alcuni laboratori sono proposti all’interno della classe, altri vedono la partecipazione per interclassi e si svolgono in palestra, nelle aule di laboratorio, in biblioteca.

La Dodicesima materia,  la RELAZIONE, restituisce una dimensione all’apprendimento, che trova un posto di primo piano all’interno delle competenze fondamentali per la crescita emotiva di ogni singolo ragazzo.

I laboratori proposti e sempre condivisi con il Dirigente scolastico, gli insegnanti di classe e di sostegno si suddividono per aree di intervento:

  • Area degli apprendimenti–apprendimento metacognitivo attraverso gli strumenti del metodo Feuerstein; delle mappe concettuali, della didattica interattiva e degli strumenti specifici per i disturbi dell’apprendimento;
  • Area delle relazioni sociali–saper essere: attraverso strumenti quali la narrazione, il racconto per emozioni, gli strumenti di conoscenza e vicinanza alle emozioni individuali e di gruppo;
  • Area della comunicazionepragmatica della comunicazione che pone l’accento sull’obiettivo comunicativo e traduce la linguistica in uno strumento che non solo soddisfa gli scopi comunicativi, ma ne sostiene le competenze anche attraverso l’ausilio della LIS, della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) etc;
  • Area delle abilità– saper fare: attraverso la costruzione di modelli esperienziali personali che supportano la costruzione di identità competenti;
  • Area motivazionale e di rinforzo – investimento sul futuro e sul Progetto di vita, che diviene personale e pone al centro ogni singolo

Per quanto concerne l’Area della comunicazione, ovvero la pragmatica della comunicazione pensare e progettare con finalità inclusive permette di uscire dall’ottica di incrementare il bisogno di risposte specialistiche, per favorire invece metodologie di lavoro nei contesti di vita, capitalizzando l’esperienza di ogni attore che compartecipa alla costruzione di percorsi di crescita volti a favorire il benessere.

Nello specifico di quella che è la peculiarità che vuole offrire la metodologia adottata , al centro viene posta la figura dell’educatore che è all’interno del contesto scolastico. La condivisione della figura educativa vuole e deve diventare risorsa anche per il contesto classe, favorendo così la sperimentazione di modelli integrati (scuola- con Dirigente scolastico); funzione strumentale e insegnanti, non solo di sostegno ma anche di classe; personale specialistico (enti certificatori); Assistente Sociale; Tutela Minori; famiglia. Tutte queste realtà insieme lavorano per costruire una rete che diventa un unico e concreto punto di riferimento. A tal fine si rendono necessari sia il confronto che la calendarizzazione di momenti di coprogettazione. Questi incontri diventano funzionali alla lettura dei bisogni sia nei contesti classe  che nel sistema scuola, agiscono anche positivamente per esempio nell’evidenziare e sollecitare riflessioni su modelli di intervento attraverso l’utilizzo di metodologie come la ricerca-azione, possono inoltre portare alla definizione di un modello condiviso, sottoscritto dalla scuola, dal comune (Assistenti Sociali e dirigente servizi); dalla tutela minori, dai servizi specialistici e in alcuni casi, anche dalle associazioni del territorio e dalla parrocchia.

Strutturare perciò spazi di laboratorio all’interno della scuola diviene funzionale alla valorizzazione della vita sociale. Il tutto si esprime attraverso la costruzione di azioni sul sistema così scandite e organizzate: presentazione del modello di lavoro all’interno del consiglio docenti; organizzazione dell’orario scolastico anche in funzione dei laboratori (sulla classe e sull’interclasse) che vengono inseriti all’interno delle proposte formative della scuola stessa; partecipazione degli insegnanti (sia di classe che di sostegno) all’interno dei laboratori, pensati e proposti sulla base dei bisogni del singolo e dei gruppi; condivisione delle proposte con le famiglie (siano esse della classe, dell’interclasse o di diversi anni); monitoraggio e verifica attraverso strumenti di rilevazione e incontri programmati sempre alla presenza del coordinatore, che è parte integrante della progettazione, e che assume il ruolo di “case manager” affiancando l’Assistente Sociale e facilitando risposte adeguate ai bisogni emersi.

Si aggiunge a quanto sopra descritto il pensiero che implementa la sostenibilità economica che AIAS traduce nel significato in Economia del Benessere. Viene utilizzato un modello che garantisce continuità degli interventi e presenza costante della figura educativa attraverso: ore assegnate ad un caso che vengono messe a disposizione del gruppo per conseguire obiettivi individuali (già inseriti all’interno del PEI) e obiettivi sul sistema; disponibilità, presenza e flessibilità riferita al ruolo del coordinatore, che diviene centrale e che mette a disposizione tempo e progettualità; circolarità delle informazioni (anche attraverso l’aggiornamento delle agenzie coinvolte con strumenti condivisi); verifica costante degli obiettivi e riprogettazione continua.

Non meno importante è l’ambito della Progettazione e metodologia della mediazione all’apprendimento comunitario, alla mediazione linguistica e l’intenzionalità comunicativa.

Gli educatori, in collaborazione con gli insegnanti di classe, progettano interventi derivati da metodologie quali ad esempio: il sistema DIR-FLOOR Time © e le metodiche A.B.A. (nel caso di diagnosi correlate all’autismo);  il metodo Feuerstein (utilizzato per promuovere l’apprendimento metacognitivo);  la LIS, quale strumento di sostegno alla disabilità uditiva, nell’implementazione della comunicazione intenzionale nei bambini non verbali ( anche con autismo) e nel sostegno agli apprendimenti all’interno delle classi; gli strumenti specifici legati alla disabilità visiva attraverso interventi mediati dalla Tiflodidattica;  la CAA, come strumento a sostegno della comunicazione e dell’organizzazione dei modelli tradizionali di apprendimento; la calendarizzazione funzionale al pensiero organizzato e rivolto all’autonomia spazio- tempo; le metodiche di Didattica laboratoriale ed inclusiva, quali ad esempio la Flip the Classrom.

Fondamentale in quest’ottica di presa in carico globale diventa anche l’Educazione degli spazi: all’interno della progettazione rientra anche la riorganizzazione degli spazi classe e della scuola in generale, funzionale al benessere dei bambini. Ne sono un esempio ausilii quali:  lo Step e le pedaliere  soprattutto per gli alunni con diagnosi di ADHD, Iperattività o agitazione motoria. Ogni proposta deriva da un’accurata condivisione con la Neuropsichiatria infantile che ha in carico il singolo bambino.

Tre sono le Direzioni verso le quali si orienta la progettazione inclusiva. Esse sono:

il Clima della classe che garantisce di costruire relazioni socio affettive positive, un’ attenzione ai bisogni e una conoscenza e accettazione della diversità; la scelta di Strategie didattiche e strumenti che diventano un volano per l’apprendimento cooperativo attraverso la figura del tutor, l’utilizzo di mediatori didattici e di sussidi informatici, i laboratori; il metodo dell’Apprendimento-insegnamento dove l’alunno diviene protagonista attraverso la partecipazione e la costruzione attiva della conoscenza.

Parlando di inclusione essa si declina attraverso alcuni obiettivi trasversali che orientano la metodologia alla base della Scuola inclusiva: Promuovere la motivazione e la partecipazione di ogni singolo bambino; Curare il coinvolgimento emotivo e cognitivo del singolo e del gruppo; non lasciare indietro nessuno, ovvero prendersi cura dei singoli e dei contesti; Esplicitare e semplificare il rapporto con il sapere, ovvero valorizzare le competenze introducendo il concetto di abilità personali (saper fare e saper essere) restituendo così senso e significato al lavoro scolastico (sapere); Sviluppare la capacità di autovalutazione; Mediare, attraverso una negoziazione pedagogica, regole e relazioni sociali; Valorizzare il principio delle intelligenze multiple e collettive.

Un lavoro che richiede il coinvolgimento e la partecipazione di tutte le figure che “vivono” nel mondo scuola, un lavoro che richiede professionalità, impegno, passione, creatività e attenzione ai bisogni di tutti e che porta a risultati meravigliosi e spesso inattesi …!

 

Laura Cadamosti , Coordinatore Servizi Educativi – AIAS di Milano Onlus