12 Maggio 2020

“L’ATTIVITA’? ..E’ IN VIDEOCHAT!”

di aiasmilano

Quello su cui tutti gli operatori concordano è che con lo “smart working” si lavora molto di più, chissà allora perché lo chiamano “furbo”. La “diretta”, come ormai viene chiamata, cioè il collegamento telefonico o su piattaforma internet con il singolo utente o gruppo di utenti, è la parte più bella ma è solo la punta dell’iceberg di un continuo lavoro di ricerca e verifica di strumenti tecnologici adeguati, di preparazione di attività e di materiali che possano funzionare a distanza, di coordinamento, pianificazione, scambio di informazioni utili con i colleghi, gli insegnanti, le famiglie, gli specialisti. Molte ore passate al computer o al telefono, con gli auricolari perennemente innestati che ci fanno assomigliare a tanti centralinisti, e alla fine della giornata la fatica mentale accumulata è tanta.

La buona notizia è che almeno con i nostri ragazzi abbiamo potuto continuare a lavorare: “Dall’11 marzo è stato attivato il progetto Smart Education con Regione Lombardia e con i comuni di Milano e hinterland, e del distretto di San Donato, che ha consentito la prosecuzione degli interventi scolastici e domiciliari in atto”, spiega Antonella Ciaburri, responsabile dell’Area Sociale di AIAS-Milano. “La grande maggioranza dei nostri 350 educatori sta lavorando, e lo sta facendo bene: hanno tirato fuori risorse che forse non pensavano neanche di avere. La relazione attraverso lo schermo di un computer può rivelarsi difficile, le variabili da tenere in considerazione sono tante e non riguardano solo l’età o la gravità della patologia, molto dipende anche dalla collaborazione della scuola e della famiglia”.

AIAS-Milano lavora in convenzione con ATS (l’Agenzia di Tutela della Salute) per quanto riguarda le disabilità sensoriali, visive e uditive; con i Comuni e le singole scuole per l’educativa scolastica e gli interventi domiciliari; gestisce direttamente alcuni servizi educativi, ricreativi e laboratoriali sul territorio di San Donato; da ultimo, sta partecipando con i suoi operatori alla rete Milano Aiuta, istituita dal Comune durante l’emergenza Covid per il supporto delle fasce più deboli e isolate della popolazione.

“Le maggiori difficoltà nell’attivare il progetto Smart Education le abbiamo riscontrate con le scuole”, prosegue Ciaburri. “Anche se non sono mancati i casi virtuosi, dove sono state le scuole per prime a cercare la collaborazione degli educatori, non tutti gli istituti hanno capito che non esiste solo la didattica, e che mai come in questo momento sia importante non far perdere ai ragazzi più fragili le competenze acquisite in termini di socialità e comunicazione. Come sia importante mantenere la relazione, e creare degli spazi dedicati, sia pure virtuali”.

Già, la relazione, la forza della relazione: quando c’è, quando si crea, finisce per sconfiggere qualunque problema tecnico. Avremmo mai immaginato di poter fare pittura, o teatro, a distanza? E per di più con ragazzini con disabilità medio-gravi?

Suleman Abdela, artista ed educatore, conduce con la collega Stefania Manca un gruppo di disegno creativo. Si collega con i suoi utenti sulla piattaforma zoom.us e li tiene inchiodati all’attività per due ore due volte alla settimana. “Se tardo un minuto a collegarmi partono i messaggi su WhattsApp: e allora? Ci sei?”, sorride Suleman. “Come riesco a mantenere così alta l’attenzione veramente non lo so, so solo che parlo tanto con loro durante la videoconferenza, e valorizzo tutto quello che fanno. Ci sono ragazzi che hanno cominciato a verbalizzare molto di più proprio in questo periodo, prima parlavano molto poco”.

“Qualcuno non riesce a superare le difficoltà e magari sparisce, ma la maggior parte delle persone vuole esserci”, dice Paola Rubino, coordinatrice. Oltre a organizzare il lavoro degli educatori scolastici, conduce un gruppo di teatro, con la collaborazione di una compagnia amatoriale, I Geniattori. “Ci basiamo soprattutto sull’improvvisazione e sull’espressione corporea, dato che memorizzare i testi a molti risulta difficile. Stavamo preparando uno spettacolo che chissà quando potremo portare in scena…però continuiamo con le prove! Lavorare in videochat significa lavorare a rotazione, allunga i tempi, ma quello che più conta è mantenere l’appartenenza al gruppo, la continuità con quello che facevamo prima”.

“Prima andavamo addirittura a fare attività subacquea in piscina”, se la ride Marco Zoccatelli, responsabile del Servizio Tempo Libero, storica attività di socializzazione di AIAS-Milano, che coinvolge anche un nutrito gruppo di volontari. “Ora i nostri utenti si devono accontentare di qualcosa di molto più tranquillo: aperitivi, tombole e gioco dell’oca virtuali; ginnastica e balli di gruppo in videoconferenza. Stiamo progettando un torneo di bowling a distanza, chissà come andrà, ma in realtà qui nessuno si aspetta di essere intrattenuto come al villaggio turistico, quello che vogliono è condividere qualche momento insieme. Quello che mi ha colpito è stata la grande disponibilità degli utenti e delle loro famiglie ad attivarsi per acquisire gli strumenti tecnologici, molti di loro hanno una certa età e connettersi alla rete, scaricare e imparare a usare le applicazioni sembravano traguardi insormontabili, e invece ce l’hanno fatta. Questa attivazione di risorse personali è una delle cose buone di questo periodo”.

Il coinvolgimento delle famiglie è stato in moltissimi casi essenziale, e a loro va il nostro grazie. Senza di loro non ce l’avremmo fatta. E questa emergenza si è rivelata anche una straordinaria opportunità per instaurare relazioni con le famiglie dove prima non c’erano.

“A differenza degli operatori che svolgono interventi domiciliari, gli educatori scolastici non sempre sono messi in condizione di avere contatti con le famiglie, e molti di loro sono ‘entrati’ nelle case dei loro utenti soltanto adesso che c’è l’emergenza virus”, dice Barbara Baiocchi, psicologa e supervisore. “Si sono finalmente potuti far conoscere, hanno dato un grande supporto, diventando un punto di riferimento, un sostegno psicologico e una fonte di suggerimenti e consigli pratici per attività da poter svolgere con i figli quando la giornata sembra non passare mai: una bella occasione professionale, nonostante tutto”.

Un’occasione professionale anche nel senso di scoprire di poter lavorare addirittura meglio di prima, in modo meno dispersivo e più utile.

 “La situazione sta costringendo la mamma di un mio utente a stare lì con noi mentre lavoriamo”, racconta Paolo Piccinini, educatore. “Ci colleghiamo insieme anche all’insegnante di sostegno, e per la prima volta riusciamo davvero a mandare al bambino messaggi univoci e lui non può più sfuggirci, ah-ah! A parte gli scherzi, i risultati si vedono. Stiamo lavorando molto bene sulla comunicazione, utilizzo la lingua italiana dei segni in modo elementare, partendo dal riconoscimento di colori, forme, animali. Lui vede che tutti, mamma compresa, utilizziamo un segno, e impara più in fretta, ha fatto più progressi in quest’ultimo mese che in tutti gli anni passati. Ho sempre pensato che all’educatore scolastico dovrebbero essere dati anche degli spazi di lavoro a casa con gli utenti, che fosse per noi importantissimo entrare in contatto con l’ambiente sociale e famigliare. Non avrei mai immaginato che potesse avvenire con queste modalità. E’ interessante quello che sta accadendo”.

Forse dopotutto possiamo davvero chiamarlo “smart”, questo lavoro a distanza. Certo nessuno si augura che l’emergenza duri a lungo, abbiamo tutti voglia di rivederci e di ricominciare insieme a studiare, parlare, disegnare, giocare, senza uno schermo di mezzo. Però è importante anche riflettere tutti quanti, adulti e ragazzi, su quanto sta accadendo, sulle cose nuove che abbiamo imparato, su quello che non avremmo mai pensato di saper fare e invece sì, sulla conquista di una nuova autonomia, sulle nuove capacità che abbiamo acquisito, sulla nostra bravura a gestire la solitudine e la noia (e possiamo complimentarci con noi stessi), sulle scelte che abbiamo fatto, su come abbiamo saputo organizzarci la giornata (e magari ci sono delle buone abitudini che potremo mantenere), sulla nostra forza di volontà, sull’impegno nella partecipazione… le chiamano “competenze trasversali” e con l’epidemia stiamo prendendo il master. Ne usciremo benissimo.!

Beatrice Zoppelli – Educatrice AIAS di Milano Onlus